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Amare vuol dire soprattutto ascoltare in silenzio
Antoine de Saint-Exupery
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mc 1,21-28)
In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
Mi lascio ispirare
Osservo l’interno della sinagoga, immersa nella penombra. Il bianco delle vesti di chi è seduto sui gradoni spezza quel buio. Al centro, in piedi, c’è Gesù: tiene una pergamena e parla con calma, senza timore. La sua voce è ferma, trasmette sicurezza e fiducia.
All’improvviso, un uomo si alza e gli va incontro. Lo interrompe per provocarlo, accusarlo, forse persino cacciarlo dalla sinagoga. Io guardo la scena dalla porta e mi accorgo che Gesù non si lascia intimorire: non indietreggia, non si piega, non reagisce alle provocazioni. Poi, silenzio. Gesù gli ordina di tacere. Non urla, non fa sceneggiate: con tono fermo e autorevole lo ammutolisce. Vedo quell’uomo pietrificato da quell’ordine. Indietreggia, sotto lo sguardo stupito di tutti. I suoi occhi si aprono, iniziano a brillare di luce vera. Lo vedo tornare a respirare, a guardare con occhi nuovi, perché la sua vita è stata liberata.
Quante volte, Signore, siamo come quell’uomo, presenti puntuali alla messa, alle feste, ma le tue parole ci suonano lontane… Il nostro cuore si è indurito, la mente è distratta dal chiacchiericcio dei cellulari, dei social, dei guru, dei politicanti. Siamo diventati sordi alla tua voce, incapaci di cercarti e trovarti nelle piccole cose. Ti costringiamo a stare al nostro passo frenetico, quello delle corse quotidiane, dove diciamo sempre: “Non ho tempo”, “Ora non riesco”. Eppure dovrebbe essere il contrario, mio Dio: dovremmo rallentare per stare al tuo passo, al tuo tempo.
Ma non ci va mai bene nulla! Ci lamentiamo, urliamo anche noi: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno?”. È un grido di disperazione, che porta con sé solitudine, relazioni spezzate, delusioni di una vita diversa da quella sognata, per cui abbiamo tanto faticato. È il grido della nostra sordità interiore. Gesù lo vede, lo legge nei nostri cuori. Per questo vuole avvicinarsi, liberarci da quel demone che incupisce la nostra vita.
Lasciamoci liberare da Gesù. Lasciamo che, ogni tanto, ci ordini di tacere, così da imparare ad aprire occhi, orecchie e finalmente il cuore, per accogliere le sue parole e, soprattutto, il suo amore.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Cosa non mi permetto oggi di ascoltare veramente Gesù? Cosa potrebbe urlarmi di fare oggi?
Come mi sentirei di fronte a quel “Taci”?
Nella mia quotidianità, quanto mi sento come quel praticante ebreo nella sinagoga? Cosa è che mi acceca e mi rende sordo o insensibile all’amore del Padre?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
13
Gennaio
2026
Tacere per ascoltare
commento di Mc 1,21-28, a cura di Vanessa D'Urbano