
Foto di Bailley Schmidt su Unsplash -
Ogni volta (spesso) che mi accade di non capire qualche cosa, istintivamente mi prende la speranza che sia di nuovo la volta buona, e che io torni a non capire più niente, a impossessarmi di quella saggezza diversa, trovata e perduta nel medesimo istante.
Italo Calvino, Prima che tu dica «Pronto»
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mc 6,45-52)
[Dopo che i cinquemila uomini furono saziati], Gesù subito costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, a Betsàida, finché non avesse congedato la folla. Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare. Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra. Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario, sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma!», e si misero a gridare, perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». E salì sulla barca con loro e il vento cessò. E dentro di sé erano fortemente meravigliati, perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito.
Mi lascio ispirare
Gesù si sottrae sempre alla folla e vuole che anche i discepoli facciano lo stesso, allontanandosi da facili entusiasmi messianici per concentrarsi sulla relazione con il Padre e la Parola, nella solitudine della preghiera. La via di Gesù, infatti, è differente rispetto alle aspettative comuni e il rischio di autoesaltarsi per i discepoli, e per noi cristiani oggi, è molto forte. Siamo nelle tenebre di questo mondo e la barca su cui ci stringiamo, simbolo della Chiesa, rema nella notte con fatica, poiché ha il vento contro. La nostra esperienza di Dio ci sembra stridere con le ambivalenze e le contraddizioni della vita di quaggiù e le fatiche che affrontiamo troppo spesso ci sembrano più grandi delle nostre forze.
Lo stupore dei discepoli sembra essere rimproverato dall’evangelista, che smaschera la loro incomprensione derivante da una più profonda durezza di cuore. Questa ostacola anche a noi, oggi, la visione della salvezza di Dio che nel mondo si è già manifestata, e acceca i nostri occhi dinanzi alla sua presenza concreta nelle vicende storiche di ciascuno di noi.
Anche se hanno conosciuto il Maestro, i discepoli hanno uno sguardo contorto su loro stessi: non hanno ancora realmente accolto la rivelazione di Dio perché non hanno superato il dolore di sentirsi fragili; fanno fatica a lasciarsi amare. Nello stupore di questo tempo di Natale, anche noi facciamo i conti col fatto che attraversiamo continuamente la notte, ma possiamo oggi guardarla con gli occhi della fede che ci invita a non fuggirla. Al contrario, infatti, occorre attraversarla, poiché in essa nasce la Luce di Cristo dalla quale possiamo ottenere uno sguardo nuovo e sincero su noi stessi e scoprire cosa significa per ciascuno la salvezza.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quali fatiche vivo che mi impediscono di sentirmi amato da Dio?
Quale stupore smaschera la mia durezza di cuore?
Cosa significa per me oggi che il Signore viene a salvarmi?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
9
Gennaio
2026
Stupore e durezza di cuore
commento di Mc 6,45-52, a cura di Marco Ruggiero