
Immagine generata con Leonardo.ai e rielaborata -
Ho un materasso di parole
scritte apposta per te
e ti direi: «Spegni la luce
ché il cielo c’è!»
Samuele Bersani e Lucio Dalla, Canzone
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Gv 1,1-18)
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
Mi lascio ispirare
All’inizio di tutto, un discorso, una parola; una parola d’amore che non è soltanto accanto a Dio, ma è proprio Dio – lo costituisce, non lo descrive.
E noi stessi siamo voce: qualcuno è voce di uno che grida nel deserto, qualcuno è una parola di conforto, qualcuno un lungo discorso a una nazione, qualcuno un semplice sì, qualcuno una domanda difficile… Qual è la mia voce? Che parola custodisco?
Siamo voci e come tali viviamo di comunicazione, troviamo carne e senso nel dire e nel dirci. Esistiamo davvero in pienezza nel momento in cui la nostra Parola tocca la Parola di qualcun altro e nel punto di contatto costruisce vita. Il tesoro prezioso che custodiamo è Parola, perché noi siamo la carne che Dio ha scelto di abitare col suo Verbo di vita.
Nella fragilità della nostra carne accogliamo la potenza di un Verbo cui siamo chiamati a dar voce in ogni istante, con la vita e nella vita. Siamo carne sacra scelta per custodire la Parola.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Che Parola sei chiamato a dire oggi?
Che cosa ti senti chiamato a custodire?
Quale tua fragilità offri perché il Signore la abiti e ne faccia meraviglia?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
4
Gennaio
2026
Parole d’amore
commento di Gv 1,1-18, a cura di Verena M.