
Foto di Gabriele Bernabini (Deserto del Sahara, dicembre 2022) -
Na mamma è bona pe’ ciento figli, ciento figli nun so’ bone pe’ ’na mamma.
Detto popolare
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Lc 2, 16-21)
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
Mi lascio ispirare
Quanto fermento in queste vivide parole. Entrare, con slancio e senza indugio, in una relazione, una proposta ricevuta, una nuova passione, un nuovo ambiente… Mi ricorda un amore a prima vista, con quel senso di priorità immediata e di pienezza, nel muovermi non per dovere ma spinto da un desiderio sano, da non tenere solo per me. È un’emozione inattesa, come la gioia per la gravidanza di una persona cara, o lo smarrimento di fronte a un paradosso, come trovare il Figlio di Dio in una mangiatoia.
Nella contentezza rischio di non accorgermi che c’è molto più del mio entusiasmo. Posso stare nella confusione, “nella balotta”, come si dice a Bologna, o con Maria, che esprime tutt’altra disposizione d’animo.
Una madre e il mistero della vita. Ci sono buone notizie che non si limitano a rallegrare. Forse c’è anche preoccupazione per come cambia la vita e cosa riserverà, il peso della responsabilità, la paura di fare davvero quello che si vuole… Magari ripensa al suo essere stata figlia, alle figure dei suoi genitori, magari si chiede come lei saprà esserlo. Una mamma perfino sul letto di morte può esser capace di desiderare vita e felicità per suo figlio più che per sé… Io non mi sento all’altezza di questa capacità di amare. Ho la possibilità di fermarmi per lasciare al cuore il tempo di capire, e anche nella gioia occuparmi di come stanno i diretti interessati dagli eventi, o di chi in questo periodo non ha potuto festeggiare o non con chi avrebbe voluto…
Ricomincio quest’anno accompagnato da questi personaggi: posso riconoscere e scegliere dove stare: andare come i Pastori, meditare come Maria, e con Gesù recuperare il mio nome e cosa dice della mia storia, identità e promessa di un destino. Ripenso a quando ho fatto esperienza che talvolta l’amore fa anche un po’ male, fa anche un po’ paura – eppure ho sempre bisogno di tornarci.
L’avvento è finito, ora c’è la vita. Era questo il senso di tutto l’avvento?
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quali amori a prima vista ho riconosciuto nella mia vita?
Cosa sento la necessità di meditare nel mio cuore?
Quale storia si porta dietro il mio nome?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
1
Gennaio
2026
Amare come
commento di Lc 2, 16-21, a cura di Gabriele Bernabini