
- Foto di Ojaswi Pratap Singh su Unsplash
A che serve parlare del passato? M’importa solo l’avvenire, e non mi sento ancora capace di guardarlo in faccia.
Georges Bernanos
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Gv 1,1-18)
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
Mi lascio ispirare
«Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». È Giovanni Battista che parla del suo rapporto con Gesù, che nasce dopo di lui, ma era presente ben prima di lui, come “verbo” (cioè come senso, significato della realtà) fin dall’origine del mondo. La storia ha un senso, all’inizio del mondo non c’è il caso, il non-senso: all’inizio della storia c’è il Verbo di Dio.
Ma a noi questo cosa dice?
Il possibile senso di questa storia insensata non viene dalle risposte facili, dal “noi siamo i buoni e loro sono i cattivi”, non viene, forzando la mano, cercando una luce così splendente da… accecare. Viene dal modo con cui tu sei capace di scoprire che c’è qualcuno che la illumina, qualcuno di piccolo che la salva dal non senso, questa storia. Qualcuno «che viene prima», che da sempre è all’opera per infondere senso alla vita degli uomini!
La sua via è quella di immergersi dentro questa storia tenebrosa per portarvi luce, senso, ma senza clamore, senza apparenze né apparati. Non è un caso che noi celebriamo la venuta del Salvatore in un piccolo bambino indifeso e non nella forza! Non è un caso che, quando Dio vuole salvare il mondo non manda un esercito, manda un bambino, una piccola luce nelle tenebre!
Giovanni Battista lo capisce, perché si rende conto che la sua vita si compirà non nella forza, ma affidandosi a chi era prima di lui. Così la sua gioia sarà piena!
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
In quale parte della mia storia ho, in un primo momento, fatto fatica a scorgere un senso? Cosa mi ha aiutato?
In quale ambito della mia vita sono invitato ad affidarmi di più e a lasciare spazio a Colui che era prima di me?
Dove sono invitato oggi a riconoscere Dio che opera nel piccolo, nel fragile, in ciò che non fa rumore?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
31
Dicembre
2025
L’essenziale è visibile agli occhi
commento di Gv 1,1-18, a cura di Stefano Titta SJ