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La grazia di lasciarsi andare

commento di Lc 17,26-37, a cura di Giovanni Stefani

Foto di Anton Darius su Unsplash

Un giorno capiremo chi siamo senza dire niente e sembrerà normale immaginare che il mondo scelga di girare attorno a un altro sole.

Annalisa, Il mondo prima di te

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 17,26-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.

Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.

In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot.

Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.

Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata».

Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».


Mi lascio ispirare

Se Tu ora mi dicessi
che è giunto il mio momento
Ti direi che ho un peso
che mi lega al pavimento.
La scintilla di vita
che in petto mi hai dato
è pronta ad andare
ma non Ti nego che per poco
mi volterei dentro a guardare:
non per concludere
ma per dare la pace
a quel filo nascosto
che parte dal torace
per l’amore che non ho detto
per l’amore che non ho fatto
perché mentirei se dicessi
che mi sono sempre fidato.
Mentirei se dicessi
che non ho gridato di guardarmi
nel profondo del dolore
guarirmi, accarezzarmi.
Mentirei ancora se dicessi
che non Ti ho mai sentito
che non ho gioito in un sorriso
quando Ti ho scorto nascosto
nel mare, nel sole, nel silenzio
in un gesto, in un viso.
Mentirei se dicessi
che nelle mie morti
non Ti sei mai fatto vivo
e ora che ci ripenso
sinceramente Ti dico:
morirò felice
sapendo che in Te
per sempre vivo.

Giovanni Stefani


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Cosa ti lega alla vita?

Quale fine stai aspettando?

Prova a svuotare la mente e a immaginare di sapere che ti resta un’ora ancora: come stai?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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