Passa al contenuto principale

Seguire l’esempio

commento di Lc 4,38-44, a cura di Gloria Ruvolo

Foto di Eduardo Barrios su Unsplash

Mentre tu hai una cosa può esserti tolta. Ma quando tu dai, ecco, l’hai data. Nessun ladro te la può rubare. E allora è tua per sempre.

James Joyce

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 4,38-44)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.

Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.

Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».

E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.


Mi lascio ispirare

Come siamo avidi, quando si parla del Signore. A ogni malattia o crisi lo cerchiamo sconsolati, e lo troviamo sempre. Continuamente ci cura, ma soprattutto ci consola, cacciando i nostri demoni interiori.

E noi lo adoriamo, lo riscopriamo, vorremmo che la sensazione di non essere soli restasse per sempre. Ma poi la vita mondana ci richiama, le abitudini ci riportano al quotidiano e quella sensazione sbiadisce piano piano, perché siamo distratti da altro e non riusciamo a trattenerla nello spirito.

Eppure sappiamo che lui è in un angolo, alla periferia della nostra attenzione e che ritorneremo a cercarlo… E forse la cosa migliore per onorarlo dopo la sua guarigione è fare quello che ci ha chiesto: servire gli altri per servire lui, seguire il suo esempio per gustare il suo amore da vicino sempre.

Come la suocera di Simone, è bene rialzarsi sapendo che anche se va in altre città, anche se sembra lontano, ci ha lasciato un pezzo più importante di sé dietro: la certezza del suo amore.

Gloria Ruvolo


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quando ti capita di fare attenzione alla dimensione divina solo quando c’è una crisi? Come puoi fare a evitarlo?

Cosa provi nel servire gli altri?

Cosa significa per te voler trattenere Gesù?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

TAG | | | | |