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Dimmi, che cosa intendi fare della tua unica, selvaggia e preziosa vita?
Mary Oliver
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mt 24,42-51)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo. Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni. Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».
Mi lascio ispirare
La condizione per discernere e per vedere dove si sta andando è tanto chiara quanto difficile: tenere gli occhi aperti, vegliare.
Finché restiamo con gli occhi chiusi, tutto rimane buio: non vediamo ciò che accade intorno a noi, né riusciamo a percepire con chiarezza ciò che accade dentro di noi.
Per questo serve coraggio. Il coraggio di guardarci dentro, di osservare ciò che ci circonda con consapevolezza e responsabilità, anche quando fa male, anche quando questo ci porta a compiere scelte difficili. Perché è così che impariamo a camminare nella luce e non nelle tenebre, a vivere, ad agire, a servire i nostri fratelli e le nostre sorelle con intelligenza, con tempo dedicato, con amore concreto.
Vegliare è cercare di non restare passivi, ma aprire gli occhi sulle situazioni, sulle persone, sui bisogni che incontriamo ogni giorno, su noi stessi. Il Signore non “tarda” a venire; Lui viene ogni giorno, nel volto dell’altro, nelle relazioni che viviamo, nelle occasioni e nelle scelte che ci vengono offerte e che compiamo.
E non è tanto una questione di giudizio o di paura del castigo (perché siamo sempre perdonati), quanto di come stiamo spendendo la nostra vita. Il tempo che abbiamo è un dono, e non è mai troppo tardi per cambiare strada e iniziare a viverlo a pieno.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quali sono le cose che tendo a non voler vedere di me stesso/a o del mondo attorno?
In quali situazioni ho avuto il coraggio di guardarmi dentro, anche quando era doloroso?
Se il Signore mi viene incontro ogni giorno nel volto degli altri, da cosa lo riconosco?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
28
Agosto
2025
Occhi aperti
commento di Mt 24,42-51, a cura di Tomaso Roncallo