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Intrecci di vita

commento di Gv 15,1-8, a cura di Martina Pampagnin

Foto di name_ gravity su Unsplash

Tenersi per mano. Un gesto che può sorreggere un’intera vita.

Fabrizio Caramagna

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 15,1-8)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».


Mi lascio ispirare

Sapere che la mia vita è intrecciata alla tua mi dona grande consolazione: dove la mia stanchezza sussurra “Basta, fermati!”, la tua mano mi stringe forte e arriva la tua voce che mi ripete “alzati e continua a camminare”.

Non è non avere limiti, non è fare più di quanto posso, non è pretendere il massimo da me stessa. È questione di fiducia in te e in quel che mi chiedi: continua a camminare, un passo dopo l’altro, senza paura della strada, senza soccombere alla fatica e alla paura del cammino.

Non ho paura, la tua parola è ben chiara: tu sei con me e io con te. Un intreccio inseparabile che mi rende tua discepola, che mi incita a non fermarmi, che mi sussurra e mi indica con mano ferma la meta.

Una mano che mi accompagna e sostiene per tutto il cammino, rendendo la fatica un po’ più leggera per non smettere di fiorire e portare frutto.

Che io possa sentire sempre l’intreccio tra la tua vita e la mia, la tua mano e la tua parola sostenermi e guidarmi nella fatica della quotidianità.

Martina Pampagnin


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quale fatica vivi oggi?

Quando hai sperimentato che Dio era con te nella fatica?

Come vivi l’essere discepolo/a?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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