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Vedere nel buio

commento di Gv 20, 1-9, a cura di Chiara Selvatici

Foto di Ananya Singh da Pexels

Nell’oscurità l’immaginazione lavora più attivamente che in piena luce.

Immanuel Kant

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 20, 1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti».


Mi lascio ispirare

C’è un buio esteriore, che non impedisce a Maria di Magdala di uscire, di camminare, di giungere al luogo del sepolcro e di vedere che la pietra è stata tolta dal sepolcro, ma è il buio interiore che le impedisce di vedere oltre. Il buio della morte avvolge e rende oscuri i suoi pensieri, i suoi sentimenti. 

Corre, ma per disperazione, perché non ha trovato quello che cercava, non riesce a vedere oltre e vuole essere aiutata a cercare ciò che non trova: un corpo morto. Corre per condividere le sue paure e la sua disperazione con i discepoli. Le sue parole però mettono in movimento i discepoli, che corrono e, giunti al sepolcro, vedono la stessa scena, ma la luce della fede che illumina i loro cuori permette loro di vedere alcuni dettagli, illumina il buio della morte con segni di vita. 

Non è facile comprendere la Scrittura, gli eventi, soprattutto quando le tenebre abitano il nostro cuore, ma il Signore ci invita a “vedere e credere”. Non è un vedere esteriore, ma un vedere con gli occhi del cuore, alimentati dalla luce della fede e dalla speranza che, in Lui, risorge a nuova vita ogni cosa e le tenebre del nostro cuore possono diradarsi e far entrare la luce della vita.

Chiara Selvatici


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quali tenebre abitano il mio cuore?

In quali situazioni la parola di qualcuno mi ha fatto «alzare e correre»?

Cosa mi aiuta a vedere i segni di vita nelle situazioni di oscurità e morte?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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