Foto di Tomaso Roncallo -
Non è necessario che la gente faccia cose straordinarie, ma che si faccia presente, che ascolti e che condivida. Questo è l’amore che dobbiamo offrirci.
Maya Angelou
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mc 12,28b-34)
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Mi lascio ispirare
«Qual è il primo di tutti i comandamenti?» cioè, come dire “Qual è la cosa più importante nella vita?”, “Che senso ha la vita?”. Della serie, una volta chiaro questo, tutto il resto prende senso perché segue da lì.
Lo scriba chiede un comandamento, il più grande. Gesù risponde con due. Perché sono inscindibili e consequenziali. L’amore verso il Signore che a sua volta ci ama incondizionatamente e senza che ce lo dobbiamo meritare, fa sì che, sentendoci amati, possiamo a nostra volta donare amore.
E allora questo amore diventa il nostro modo di guardare ad ogni persona, indipendentemente da ogni differenza che inizialmente potrebbe dividerci, perché questo prossimo non è definito da differenze o da “confini”. Perché, in fin dei conti, l’essere prossimo è la nostra vocazione nei confronti di tutte e tutti e l’antidoto al rischio di vivere una vita centrata solo su noi stessi, sui nostri bisogni, ripiegati sulle nostre paure.
Segni di gentilezza, amore e cura verso le persone intorno a noi, specialmente verso coloro che possono soffrire, magari anche in silenzio, per qualsiasi motivo: emarginazione, solitudine, età, malattia o altre difficoltà personali, ci permettono davvero di donare vita e creare ambienti di inclusione e accoglienza.
E non c’è niente di più grande di questo.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quando ti è capitato di giudicare qualcuno/a prima di conoscerne davvero la storia?
Qual è stata l’ultima volta in cui qualcuno/a si è fatto tuo “prossimo”? Come ti ha fatto sentire?
Come puoi farti prossimo anche di chi non conosci o di chi non condivide le tue stesse idee e modi di vivere?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
28
Marzo
2025
Vicini per vocazione
commento di Mc 12,28b-34, a cura di Tomaso Roncallo