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Non a casa tua

commento di Mc 6,1-6, a cura di Ottavio De Bertolis SJ

Ph. by Nilesh Thonte su PixaHive

Chi si scandalizza è sempre banale: ma, aggiungo, è anche sempre male informato.

Pier Paolo Pasolini

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mc 6,1-6)

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.

Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.


Mi lascio ispirare

Il profeta è colui che ascolta una cosa da parte di Dio e la dice al popolo cui è inviato. Gesù è quindi il profeta per eccellenza: dice parole e compie gesti che vengono da Dio, che dicono Dio, la sua potenza, la sua misericordia, la sua fedeltà agli uomini. Eppure in genere i profeti non sono ascoltati, proprio come non lo fu Gesù. O, per meglio dire, non sono ascoltati nella loro casa, dai loro vicini, parenti o amici.

Così non solo Gesù, ma nemmeno i suoi discepoli possono operare prodigi, sprigionare cioè la forza rigeneratrice del suo Vangelo in mezzo a famiglie, a compagni di scuola, ad amici per i quali semplicemente la fede è un’esperienza assolutamente opaca. Questo è lo «scandalo», che letteralmente significa “inciampo”: la gente fa la sua strada e, se inciampa in un sasso, lo calcia via e riprende la sua strada normalmente, come se niente fosse. Questo è in fondo l’inizio di una certa qual solitudine umana per il profeta: non per niente il Signore prometterà che se per un verso può accadere che “perdiamo” fratelli e parenti, ne ritroveremo però, moltiplicati per mille.

Bisognerebbe dire con più chiarezza che mettersi dalla parte del Vangelo comporta anche il rischio, che a volte diviene realtà, di non essere compresi: il mondo infatti non lo comprende, e così non comprende nemmeno quelli che cercano di viverlo in modo radicale. Nota bene poi che i profeti non sono mai celebrati dai giornali, o dai social: questi infatti premiano il mondo, gli influencer, chi mette in mostra se stesso, mentre il profeta mette in mostra Gesù e la sua parola, sia con gesti che lo esprimono, sia anche con parole, che esplicitamente lo annunciano.

Ottavio De Bertolis SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

In quale luogo della mia vita sento di essere chiamato a essere io stesso profeta?

Chi per primo mi ha fatto ascoltare le parole che voglio annunciare?

In cosa invece ho bisogno di ascoltare un profeta?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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