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La misura dell’amore è il bisogno dell’amato

commento di Lc 5,12-16, a cura di Valentina Dovico s.a.

Foto di Ambir Tolang su Pixabay

Il senso della vita è quello di trovare il vostro dono. Lo scopo della vita è quello di regalarlo.

Pablo Picasso

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 5,12-16)

Un giorno, mentre Gesù si trovava in una città, ecco, un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò dinanzi, pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».

Gesù tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato!». E immediatamente la lebbra scomparve da lui. Gli ordinò di non dirlo a nessuno: «Va’ invece a mostrarti al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione, come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro».

Di lui si parlava sempre di più, e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie. Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare.


Mi lascio ispirare

In questo racconto vediamo un Dio che tocca l’uomo nella sua miseria, che lo fa con immensa tenerezza, senza considerare le conseguenze per se stesso, ma guardando solo al bisogno di colui che ha davanti. E lo fa con il cuore pieno d’amore, perché la misura dell’amore è il bisogno dell’amato. Quell’uomo era un reietto della società, un abbandonato, una persona messa ai margini perché “puzzava di morte”! Ma la misura della misericordia di Dio è proprio la miseria di quell’uomo…

L’uomo si getta ai piedi, si prostra e Gesù lo tocca. Tocca l’uomo nella sua debolezza, tocca ciò che era immondo, intoccabile perché impuro… e che quindi rende impuro anche se stesso. Ma Gesù è uno che si sporca le mani! Si è fatto uomo per condividere la nostra vita, i nostri limiti. Non si preoccupa di venire a incontrarci o forse a “recuperarci” / “stanarci” lì dove siamo, lì dove forse anche noi facciamo fatica ad accettarci. Sfonda muri e barriere per poterci trovare e amare.

E non lo fa per qualche nostro diritto, qualche nostro merito, lo fa perché ci ama di un amore infinito. L’uomo lo sa, non avanza pretese, ma dice solo, con immensa fiducia: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».

Valentina Dovico s.a.


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Cosa mi impedisce di abbandonarmi con fiducia al Signore senza avanzare pretese?

In quali momenti il Signore è venuto a cercarmi, come figlia/o amata/o, nelle mie fragilità e nelle mie debolezze?

Quando sono riuscito ad avvicinare l’altro nella sua fatica e debolezza, per portare un po’ di quell’amore che a mia volta ho ricevuto?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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