Persi

Il punto in cui si smette di cercare e ci si dispone a essere trovati, qualcosa ama il numero dei miei capelli non sa nome né storia ma ha memoria di ogni singolo respiro ama i battiti nella notte i denti e i pugni stretti ama lo spalancarsi delle braccia nell’affidamento, il precario equilibrio sull’orlo dei precipizi, e i passi oscillanti sul lago appena ghiacciato. Ti salvo. Salvo di te il soccorso e la spinta, l’immisurabile e il limite. Mi lascio accogliere con la vigile mutezza dei piccoli e dei selvatici. Caduta, ripresa. Ci sei.
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Lc 15,1-10)
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Mi lascio ispirare
Agli occhi dei farisei, e forse dello stesso Luca, Gesù accoglie i peccatori e poi condivide con loro qualcosa di intimo qual è il momento del pasto. Ma dal modo in cui Gesù reagisce a questa affermazione l’oggetto dell’accoglienza è altro.
Essere persi è un modo diverso di esprimere la condizione di peccatore.
Indica un legame affettivo con ciò da cui si è presa una distanza: per perderci dobbiamo riconoscerci bisognosi di un centro, di un luogo, di un abbraccio a cui tornare.
La storia della pecora perduta, probabilmente figlia di una cultura pastorale, nel contesto in cui viviamo può essere equiparata agli annunci di smarrimento per cani e gatti che spesso condividono con noi la vita. Un vincolo a volte criticato quando sembra superare legami umani… eppure qui Gesù muove gli affetti con un argomento simile.
E poi il legame con le cose materiali, un oggetto da cui non riusciamo a separarci, magari il cellulare o gli auricolari… Per la donna la moneta è fonte di vita, ma anche in questo caso si tratta di cose secondarie che ci riempiono di gioia.
Gesù non critica queste fonti di affetti ma le usa per farci entrare progressivamente in quello che ci spiegherà subito dopo: l’ambito dei legami familiari come metafora dell’amore di Dio.
Fare esperienza di perdere qualcosa può essere un modo per interrogarmi su ciò da cui ho preso distanza e scoprirmi perso per essere cercato.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Come si sono sentito quando mi è capitato di perdere qualcosa a cui tenevo in modo speciale?
In quale occasione sono stato io a perdermi? Mi ha trovato qualcuno, chi?
A quale centro, abbraccio da cui mi sono allontanato vorrei tornare?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.