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Un ideale ambizioso ma necessario

commento di Lc 6,27-38, a cura di Ettore Di Micco

Yann, Public domain, via Wikimedia Commons

Abbiamo fermamente deciso di far ricorso a tutte le nostre risorse per portare avanti una lotta esclusivamente non-violenta. Nessuno deve consentire che l’ira lo faccia deviare da questa via.

Mahatma Gandhi

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 6,27-38)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.

E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.

Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.

Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».


Mi lascio ispirare

Ogni volta che leggiamo parole come queste, possiamo pensare che non siano davvero applicabili nella realtà. Al più, possono essere un modello di un mondo ideale, che tuttavia non esiste e non è perciò possibile vivere nella realtà del quotidiano.

Sicuramente quando subiamo un’ingiustizia l’istinto ci suggerisce di reagire, di riportare la situazione all’equilibrio che riteniamo corretto. Rabbia e tristezza possono guidarci in azioni che possono andare oltre i limiti. Non vi è nulla di sbagliato nel provare rabbia o nel rattristarsi davanti a eventi che sentiamo avversi. Questa capacità di sentire è una qualità che ci rende umani e ci dà il potere di entrare veramente e intimamente in contatto col mondo, con gli altri e con Dio.

Ed ecco allora che le parole di Gesù ci mostrano la via attraverso cui siamo chiamati ad educare questa facoltà e ad affinarla. L’esperienza ci insegna che l’odio chiama altro odio e che odiare fa star male tutti, se ne esce tutti perdenti. E tuttavia non ci è sempre possibile da un giorno all’altro uscire di casa e porgere l’altra guancia.

È una strada estremamente ambiziosa e nemmeno ben definita. Ci sono indicazioni chiare, ma restano moltissime domande su come queste possano declinarsi nella molteplicità delle situazioni che viviamo nella vita. Oggi abbiamo chiara la meta. Come sempre, dobbiamo percorrere un cammino squisitamente personale e unico. Il gusto delle immagini bellissime di oggi, ci guidi sul nostro sentiero!

Ettore Di Micco


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quando hai sentito il desiderio di vendetta davanti a un torto subìto?

In che occasione hai sentito davvero che reagire non era ciò che è meglio o ciò che desideravi?

Che luce accende la Parola di oggi su ciò che senti rispetto a chi ti ha fatto un torto?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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