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Un Signore che si fa vicino

commento di Lc 7,11-17, a cura di Leonardo Angius SJ

Ph. by Hala Al-Asadi on Unsplash

– La tua compassione è una debolezza che i tuoi nemici non ricambieranno. – È per questa ragione che è importante. Perché ci distinguerà sempre da loro.

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Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 7,11-17)

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.

Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.

Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.

Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.


Mi lascio ispirare

Gesù cammina, dopo aver predicato e guarito, e incontra una delle situazioni più tristi che possa succedere di vivere: una madre che ha perso un figlio, dopo aver perso il marito. Ha perso tutto ciò che è la sua vita, il suo futuro. Non è sola, però, molta gente è con lei. E Gesù incrocia questa storia, la vede, si ferma e tocca.

Per la prima volta nel vangelo di Luca, dopo quasi un terzo del suo racconto, Gesù viene chiamato «Signore». È come se l’evangelista cambiasse tono, come se la musica di fondo si facesse grave: deve succedere qualcosa di importante. E succede di fatto qualcosa di essenziale: il Signore, il volto del Padre, ha compassione per la donna.

Si sarebbe più portati a pensare che la cosa veramente più importante sia la risurrezione del figlio, l’aspetto del miracolo, dello straordinario. Ma questo è solo un effetto della Buona Notizia: il Signore si è fatto vicino, in carne e ossa, ma soprattutto con il suo cuore tenero e amorevole, alla sofferenza della donna, degli uomini e di ognuno di noi. Si è fermato e ha allungato la mano per stare in contatto con quel dolore. Lui è il Signore della vita e della morte e può dire «Alzati, io sono qui con te».

Leonardo Angius SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

In che modo mi colpisce la compassione che prova Gesù?

Quali dolori di altri o del mondo mi allontanano e mi fanno paura?

Cosa chiedo che Gesù possa toccare e salvare, di me e della mia vita?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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