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Disarmati

commento di Mt 5,20-26, a cura di Caterina Bruno

Ph. by Carlos Q on Unsplash

Poi allargando le braccia si mostra il disarmo delle ali.

Chandra Livia Candiani, La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 5,20-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.

Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».


Mi lascio ispirare

Disinnescare. La mia rabbia, il mio disprezzo, le sentenze che sono capace di emettere sono parole armate e puntate contro chi mi sta di fronte. Con l’unico obiettivo di allontanarlo, di ferirlo, di non permettergli di farmi del male. Perché certo, se ne avesse l’occasione non farebbe lo stesso? Dimentico il suo nome sotto gli appellativi entro cui lo ingabbio. Dimentico la sua storia, le sue motivazioni, le sue fragilità, di averlo mai incontrato. Non voglio vedere lo specchio che mi rimanda. Non lo ri-conosco come fratello. Non basta una legge che impone di non togliere la vita, sono tanti, troppi, i modi di toglierla, di disporre della vita altrui.

Cosa c’è dietro la nostra rabbia? All’origine di questa insofferenza, di questa difficoltà ad accogliere chi ho davanti? Non esiste una prigione peggiore della rabbia usata male, in modo distruttivo. Del dovermi continuamente guardare le spalle. È un conto che non si smette mai di pagare. Mi fermo e ascolto con Te questa rabbia, e piano piano sciogli questo groviglio che pesa. La Tua voce mi sussurra: «Di cosa hai paura?». Mi disarma.

Offro questo oggi al tuo altare, Signore. Consegno il mio orgoglio, rinuncio all’idea di dover stabilire un confine chiaro tra chi ha torto e chi ha ragione, tra chi ha dato di più e chi meno, perché non importa. Ripeto il Tuo nome e quello di mio fratello come fossero lo stesso, cosa santa, “altro”. Gli corro incontro. Corro a parlarci. A bassa voce, perché il suo cuore possa sentirmi, anche in quello che non riesco a dire.

Caterina Bruno


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quando mi capita di perdere la testa, cosa non riesco più a vedere?

Con quali parole mi difendo?

Penso alle volte in cui ho ricevuto e offerto un perdono autentico. Cosa sento nel cuore?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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