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La grazia di vedere meglio

commento di Mc 10,46-52, a cura di Federico Parise SJ

Ph. by David Underland on Pexels

Ora che ho perso la vista ci vedo di più.

Nuovo Cinema Paradiso

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mc 10,46-52)

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».

Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».

Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.

Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.


Mi lascio ispirare

L’incontro con Bartimeo conclude il viaggio di Gesù verso Gerusalemme nel Vangelo di Marco; viaggio che è anche l’occasione per i discepoli di stare assieme a Gesù, osservare il suo modo di fare, penetrarne i criteri e il cuore.

Non fanno una gran figura: Gesù tenta in tutti i modi di inculcare loro un’idea precisa di che cosa vuol dire essere discepolo, e cioè servire, ma questo non entra nel loro modo di vedere le cose. Pietro rimprovera Gesù di mettersi nei guai, discutono fra loro su chi sia il migliore – le gare di vanità ci sono anche nella Bibbia… Possiamo dire che sono ciechi, non vedono realmente Gesù per quello che è ma per chi vorrebbero che sia: uno di cui poter, un giorno, condividere rispetto e fama.

Il contrasto con Bartimeo è stridente: è lui l’unico che capisce di essere cieco, eppure non si fa vincere da questo: grida, getta via il suo mantello, simbolo di tutte le sicurezze che si è costruito per proteggersi dal dolore, e scatta in piedi. In tutto questo si rivela più acuto dei discepoli: capisce Gesù prima di tutto è il Salvatore, colui che guarisce dalle cecità.

Questo sembra essere il primo passo per essere discepoli e poter affrontare le Gerusalemme della nostra vita: non contrapporre la forza alla fatica del viaggio, ma chiedere la grazia di vedere meglio.

Federico Parise SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

In questo momento qual è la Gerusalemme della tua vita?

Che cosa vorresti condividere dello stile di Gesù?

Quale tuo “mantello” a volte ti risulta ormai vecchio o scomodo?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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