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Cuore pronto

commento di Mt 9,9-13, a cura di Verena M.

My body is a cage that keeps me from dancing with the one I love, but my mind holds the key. Il mio corpo è una gabbia che mi impedisce di danzare con la persona che amo, ma la mia mentre trattiene la chiave.

Arcade Fire, My body is a cage

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 9,9-13)

In quel tempo, mentre andava via, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.

Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».

Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».


Mi lascio ispirare

Seduta dietro il banco su cui conto tutto quello che mi passa per le mani, Signore, faccio fatica ad accorgermi davvero di quello che ho attorno. Sono lì, sono vigile, sono pronta – ma il mio cuore è sepolto da fogli, conti, debiti, ricevute…
Eppure il tono della tua voce lacera il velo della mia attenzione e disseppellisce proprio quel cuore intorpidito dai calcoli che nemmeno sono certa di saper ancora ascoltare. Lo disseppellisce, lo spolvera, lo riavvia, lo prepara. Ed è allora che mi riscopro pronta davvero.
Pronta non a tendere le mani per poi serrarle sui pochi spicci di cui sono diventata avida, ma piuttosto pronta ad alzarmi, a lasciare quella posizione di stallo, quella rigida comodità che mi fa sentire al sicuro per scegliere di camminare ponendo i miei piedi nelle tue orme.
Perché la tua misericordia redime la sterilità di un cuore che sembrava svuotato e invece nelle tue mani si riscopre pulsante di vita, desiderio e gratitudine.

Verena M.


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Su cosa pretendo di avere il controllo?

Cosa provo quando nell’intimità col Signore riesco a gustare la misericordia nella sua voce?

Da quale posizione troppo comoda chiedo la grazia di essere liberato?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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