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Mani premurose

commento di Mt 9, 35-10,1.6-8, a cura di Diego Mattei SJ

mani premurose
Photo by Tim Mossholder on Unsplash; mural by George Fox students Annabelle Wombacher, Jared Mar, Sierra Ratcliff and Benjamin Cahoon

L’amore è compassione, e più si ama, più si prova compassione.

Miguel de Unamuno

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 9, 35-10,1.6-8)

In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.

Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».

Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.

E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».


Mi lascio ispirare

In quante occasioni anche noi siamo stati accolti, confortati, aiutati. Gesti e parole gentili ci hanno illuminato nei momenti di sconforto, o dato speranza quando eravamo abbattuti. Mani premurose si sono prese cura di noi nei momenti di debolezza o malattia.  

E qualcuno ha visto la nostra stanchezza e il nostro sfinimento, di fronte alle prove della vita, soprattutto in questo lungo momento storico contraddistinto dalle chiusure dei lockdown, delle quarantene e delle attese, di uno stile di vita che la pandemia ha rivoluzionato…

Tutto questo lo abbiamo ricevuto gratuitamente. Non possiamo trattenerlo, ma a nostra volta il Signore, che percorre incessantemente la terra e il tempo, chiede venga donato ad altri, per essere i suoi piedi, le sue mani, la sua parola, in una catena di gesti e sguardi premurosi che sostengono e accompagnano. E se per noi non sono “città e villaggi”, sono le famiglie, i luoghi di lavoro, le comunità o i gruppi ai quali apparteniamo, le persone che incontriamo. Lo dice Gesù ai suoi amici: “Ciò che avete ricevuto datelo”.

Diego Mattei SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quali sono le occasioni più importanti in cui ti sei sentito sostenuto/a dalle persone a te vicine?

Quali sono i bisogni più impellenti che vedi intorno a te oggi?

Come potresti essere mani, piedi e parola compassionevole nella tua quotidianità?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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