Laurens Alma Tadema, Among the Ruins (1904) -
L’atto più alto e più fecondo della libertà umana sta, infatti, più nell’accoglienza che nel dominio.
Jacques Philippe
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Lc 21,20-28)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti. Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
Mi lascio ispirare
Siamo all’interno del cortile del tempio, l’imponente bellezza della costruzione stride con le parole apocalittiche pronunciate dal Signore. È la dimostrazione chiara che nessun potere di questo mondo potrà mai regalarci quella libertà riservata a coloro che sono e vivono da figlie e figli di Dio. Non ci sono città sante capaci di metterci al riparo, siamo chiamati oggi a dare una risposta personale, decidendo quale Re seguire, quale bellezza promuovere!
Una regalità che si fa servizio e si scontra con poteri e privilegi. La gioia di ricevere e donare un’accoglienza fatta di tenerezza e sorrisi gratuiti si contrappone alla freddezza dei diritti acquisiti per cittadinanza! Queste parole ci stanano, ci impongono di alzare il capo, di uscire dal coro per essere liberi e liberanti.
Chiedi al Signore di non restare inerte, chiedigli di essere lievito di un Regno che cresce tra i banchi dell’università, in ufficio, nelle metropolitane, nelle piazze e nei parchi e in modo specialissimo in quella tua stanza, in casa o del tuo cuore, in cui entri regalmente in contatto con il Signore della tua vita e della Storia.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Nella tua vita quali “catastrofi” annunciano l’urgenza di un cambio di prospettive?
La distruzione di Gerusalemme e la non accoglienza dei giudei offrirà al cristianesimo la possibilità di diffondersi oltre le mura della città Santa, oltre i confini della Palestina! Le chiusure che oggi vivi quali nuove strade ti stanno indicando?
In che modo oggi puoi essere testimone della crescita del Regno?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
25
Novembre
2021
Liberi e liberanti
commento di Lc 21,20-28, a cura di Narciso Sunda SJ