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Arrenderci al dono che siamo

commento di Mt 23,27-32, a cura di Narciso Sunda SJ

Photo via pxfuel.com

A volte è solo uscendo di scena che si può capire quale ruolo si è svolto.

Stanislaw Jerzy Lec

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 23,27-32)

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».


Mi lascio ispirare

Quanti di noi potrebbero affermare in tutta sincerità di non voler apparire belli e gradevoli davanti agli altri? Nel Vangelo odierno c’è una correlazione interessante fra l’apparire belli e l’esercitare la giustizia/fedeltà. Ma Gesù stana quel modo malato di “aderire” a sé stessi, che finisce per mettere al margine Dio, gli altri e il creato. Come gli scribi e i farisei criticati dal Signore, anche noi talvolta siamo vittima di quell’immagine di figlio/figlia perfetto/a, padre/madre senza fessure e incertezze, religiosi e religiose “santissimamente” disincarnati! Schiacciati dal peso di abiti insopportabili si finisce per diventare hypo-kritḗs, ci si copre il volto con delle maschere. Mettendo in scena personaggi che prendendo il centro del palcoscenico, finiscono per relegarci nel loggione della vita!

Oggi siamo invitati dal Signore a deporre la maschera, ad arrenderci al dono che siamo per noi stessi e per il mondo. Ma per farlo bisogna avere il coraggio di lasciar andare ciò che crediamo di essere. Perché, come afferma lo scrittore polacco Stanislaw Jerzy Lec, «a volte è solo uscendo di scena che si può capire quale ruolo si è svolto»! In questa giornata chiediamo al Signore che ci regali di condividere qualcosa del suo modo di guardarci e vederci!

Narciso Sunda SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Cosa sono disposto a fare per essere considerato bello e giusto?

Quali maschere indosso per celare le maggiori fragilità e inestetismi?

Cosa significherebbe per me oggi uscire di scena?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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