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Se l’asse cede, se la
voce affonda,
c’è qui
nell’aria, la
parola-ramo
che ci tiene.
Elisa Biagini
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Gv 15,1-8)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Mi lascio ispirare
In apparenza, tagliare e potare sono la stessa cosa. Il taglio è una ferita, uno di quei traumi della vita che sembrano essere insopportabili, oppure, a volte, la sensazione di essere in un vicolo cieco, di non sapere più il perchè si sta mettendo un piede di fronte all’altro. La realtà mette questo tipo di situazioni davanti a tutti.
E allora, come fare a capire se sono stato tagliato o potato? Paradossalmente, la scelta è nostra, una scelta che abbiamo a disposizione soltanto perché un uomo, un dio, ha deciso che ci amava abbastanza per offrirci di essere liberi.
La scelta è questa: possiamo rassegnarci a vivere monchi, o possiamo lasciare che quella ferita diventi il luogo da cui cresce ancora più vita. Ma come possiamo partire dalla ferita, dal dolore, per creare qualcosa di vitale? Rimanendo sotto il suo sguardo, riscaldandosi con il suo amore incrollabile, saldo, che supera la morte. Ritornando a dissetarci con le sue parole, che non sono altro che parole di un amico, di un fratello che quei tuoi stessi dolori li ha provati tutti, che le ferite le ha ancora in corpo, che sa cosa provi, e vuole solo starti accanto, aiutarti a rifiorire. Vuole rimanere con te.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
In quale occasione ho sentito la sua vicinanza nei momenti più bui?
Cosa devo potare nella mia vita per poter rifiorire?
Cosa significa per me rimanere in lui? Come pratico il mio rimanere?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
2
Maggio
2021
Rifiorire
commento di Gv 15,1-8, a cura di Gloria Ruvolo