Ph. Emanuele Gambuti -
Continuo a chiedermi come paragonare
questa prigione dove vivo al resto del mondo,
e siccome il mondo è pieno di gente
e qui non c’è anima viva, fuori che me,
non posso farlo. Pure, continuo a battere su quel chiodo.
William Shakespeare, Riccardo II
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Gv 10,31-42)
I Giudei portarono di nuovo delle pietre per lapidarlo. Gesù rispose loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Rispose loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata), a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre». Cercavano allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani. Ritornò quindi al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui si fermò. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha fatto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.
Mi lascio ispirare
Oggi ci troviamo davanti a uno dei numerosi tentativi di catturare e lapidare Gesù.
I giudei sono mossi dalla Legge: questa, anziché essere una via, una traccia per non allontanarsi dal sentiero tracciato da Dio, diventa la meta, quasi un dio essa stessa. È una gabbia dorata, seducente nella sua perfezione: un sistema che permette di incasellare tutto, ed eliminare ciò che non vi entra. Rappresenta il modo “facile” di essere giusti: se la mia condotta è ineccepibile, ho il pieno diritto di giudicare il mio prossimo.
La domanda di Gesù scardina il sistema, parlando non di legge osservata, ma di opere e di vita. In lui l’opera e la parola sono un’unica cosa: è il suo stesso agire che parla del Padre. Ci mostra un rapporto con Dio che è di relazione e di condivisione, di consanguineità, all’opposto di un Dio comodamente lontano, che non mi coinvolge se non in superficie.
Ma la catena spezzata a volte fa più paura di quella intatta: Gesù è costretto a fuggire di nuovo e torna dove un tempo predicava Giovanni. Tornare al Giordano è mostrare la fedeltà di Dio e il suo costante agire nella storia: l’annuncio, attraverso i profeti e Giovanni Battista, continua e si realizza in Cristo.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Qual è la mia gabbia, la mia Legge, a cui sottopongo tutto e a cui sacrifico tutto?
Cosa significa per me essere in una relazione di consanguineità con Dio?
In quale occasione qualcuno mi ha mostrato Cristo, con le opere più che con le parole?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
26
Marzo
2021
La seduzione della regola
commento di Gv 10,31-42, a cura di Pietre Vive (Roma)