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Vulnerabilità che rivela

commento di Gv 8, 1-11, a cura di Carmine Carano

Vulnerabilita
Photo by Aarón Blanco Tejedor on Unsplash

Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie.

Giuseppe Ungaretti

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 8, 1-11)

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.

Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.

Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.

Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».


Mi lascio ispirare

Una donna al centro della scena. È stata sorpresa in adulterio. La legge prevede la lapidazione. Gli scribi e i farisei sembrano intenzionati ad applicarla. Interrogano Gesù in merito. Lo mettono alla prova.
La donna, forse una ragazza, sta al centro. È una persona vulnerabile. È resa corpo esposto alle mani degli scribi e dei farisei che attendono una parola prima di brandire le pietre e colpire. È resa corpo esposto alla violenza. Quella donna vive sulla propria pelle la vulnerabilità di essere al cospetto della condanna in nome della legge.

Gesù tuttavia dà una diversa risposta alla vulnerabilità. Non risponde mettendo in atto la violenza. Gesù disarma. Scaglino pure la pietra, se quegli scribi e quei farisei non hanno peccato, non hanno commesso quello stesso peccato della donna che vorrebbero condannare. Provoca. I giudici tacciono. Anche loro devono fare i conti con la vulnerabilità. Quel corpo di donna esposto alla violenza è rivelazione: pone scribi e farisei faccia a faccia con la loro vulnerabilità, con la possibilità che anche loro diventino corpi in preda al giudizio e alla violenza.

La vulnerabilità, luogo di possibile ghigliottina agli occhi di coloro che vogliono scagliare la pietra e uccidere, diventa, nel momento in cui Gesù la incontra e la ospita, condizione a partire dalla quale costruire una comunità: persone accomunate dalla consapevolezza di essere vulnerabili.

Carmine Carano


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

In quale luogo della mia vita sperimento la consapevolezza di essere vulnerabile?

Ho sperimentato la vulnerabilità come luogo di incontro con l’altro, anche lui vulnerabile?

Quale vulnerabilità offro oggi al Signore?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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