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Inutile complicarsi la vita

commento di Mc 6,7-13, a cura di Diego Mattei SJ

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Photo by Tommy Lisbin on Unsplash

L’essenziale è minacciato senza sosta dall’insignificante.

René Char

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mc 6,7-13)

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».

Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.


Mi lascio ispirare

Gesù invia i discepoli. Li allontana da sé, perché crescano, perché facciano esperienza, perché si sperimentino. Vi sono distanze che uccidono e altre che consentono la vita e la crescita. Gesù non vuole che i suoi discepoli siano degli “yes man”, ma uomini e donne liberi e vivi.

È interessante che l’invio non avvenga singolarmente, ma a coppie. E in fondo è così anche nel cammino della vita, in cui siamo sempre con qualcun altro, insieme ad altri. A volte ci sono legami di affetto e simpatia, a volte si fa più fatica, ma anche così l’altro, gli altri, rimangono pur sempre compagni di viaggio. Chissà come Gesù avrà composto le coppie: per affinità, per differenze di mentalità, per consonanze culturali o incompatibilità caratteriali? Insieme, in ogni caso, sono un germe di comunità nel mondo.

Il primo dono che consegna loro è il potere sugli spiriti impuri. Che cosa rappresenta questo dono? È la possibilità di guarire, di riconciliare, di abbattere i muri che dividono. Ve ne sono tanti: economici, sociali, culturali. E oggi davanti a noi? Quali muri invisibili ma reali dobbiamo affrontare?

E nel viaggio, ciò che conta è la persona dei discepoli, e poco altro, un bastone. Niente denaro, né sacca, né vesti di ricambio o di scorta. Sembra un dispetto, un inutile complicarsi la vita. È proprio così? L’invito all’essenzialità del Signore è in realtà un grande gesto di fiducia che contiene molteplici possibilità: la riscoperta e la valorizzazione di sé, la bellezza di affidarsi ad altri, la promessa che non è ciò che possediamo a nutrire la fame di senso che abita in noi, ma è la relazione aperta con gli altri e con il mondo. Anche nei tempi bui e limitati della pandemia.

Diego Mattei SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Dove il Signore mi sta “inviando” in questo periodo della mia vita?

Chi sono i miei “compagni di viaggio” oggi?

Quali sono i luoghi e le situazioni in cui posso essere strumento di riconciliazione e riavvicinamento?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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