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Ping pong

commento di Gv 1,35-42, a cura di Stefano Corticelli SJ

ping-pong
Ph. Marcus Cyron, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Un fuoco che accende altri fuochi.

Congregazione Generale 35a della Compagnia di Gesù

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 1,35-42)

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.


Mi lascio ispirare

Tocca a te. Batti, con forza e precisione. Rispondi, dando velocità e una nuova direzione. Il gioco continua. Il gioco chiede di essere giocato, non te ne puoi stare fermo, a fare aspettare inutilmente il compagno.

Il gioco, grande maestro, ti porta a sorprenderti davanti a queste parole del Vangelo, in cui Giovanni, il Battista, racchiude la sua esperienza spirituale in una frase – «Ecco l’Agnello di Dio» – e la lancia ai suoi discepoli. Questi, come lui, condensano in tre parole l’incontro che ha cambiato la loro vita, e le passano al fratello. La buona notizia passa dall’uno all’altro con la velocità di una pallina da ping pong.

Tocca a te. Sii semplice. Non trattenere il Vangelo in mano, è troppo bello.
Non trattenere il fratello con tanti discorsi. O lo confondi o lo annoi. Comunicagli quello che hai vissuto – «Abbiamo incontrato il Signore» – e lasciagli la libertà di rispondere. Il gioco continua.

Stefano Corticelli SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Che cosa desideri comunicare?

Come vuoi comunicarlo?

A chi?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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