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Vedere oltre

commento di Lc 1,26-38, a cura di Marco Ruggiero

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I never spoke with God Nor visited in Heaven – Yet certain am I of the spot As if the Checks were given – Non ho mai parlato con Dio né visitato il Cielo – eppure son certa del posto come se avessi il biglietto –

Emily Dickinson

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 1,26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.


Mi lascio ispirare

La nascita di Maria nella storia è un dono preziosissimo per tutti noi. Ricordarla in questo tempo di Avvento come nata immacolata e madre nostra è l’invito a svegliarci dal torpore del sonno per riscoprire le radici profonde presenti in ciascuno di noi: semi di salvezza, di serenità e di bellezza infinita.

Noi, come Maria, siamo concepiti come dimora di Dio, nel quale egli stesso si mostra in trasparenza come pienezza di vita e dà compimento alla sua Rivelazione.
La chiamata di Maria e il suo “eccomi” scaturiscono da questo luogo candido che, seppure nelle fatiche umane, è stato plasmato pian piano nell’amore.

Chiediamo al Signore di aiutarci a ritrovare il nostro posto unico e originale nell’umanità perché, anche quando ci sentiamo fiacchi, siamo chiamati a ritrovare in noi quella santa dimora per Gesù e così vedere oltre, contemplare la sua bellezza in noi stessi.

Marco Ruggiero


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

In che luogo della mia vita riscopro il mio posto unico e inconfondibile nell’umanità?

In quale fatica riesco a vedere in me Gesù che salva?

Come posso liberare la mia vita dall’ansia dei problemi, slanciandola verso Dio-in-me?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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