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Nessuno si salva da solo

commento di Lc 23,35-43, a cura di Francesca Carraro

Salvare
Image via Peakpx

Tienimi le mani, non annegherai. Potrà capitarti di bere, ma non annegherai. Ogni volta che scegli tu scegli il tipo di schiavo che non sarai.

Lo stato sociale, Niente di speciale

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 23,35-43)

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».

Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».

E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».


Mi lascio ispirare

Salvati,
salvami,
salvaci.

Sono le ultime tentazioni cui Gesù tiene testa (e cuore), mentre il popolo, che fino a quel momento lo aveva seguito e lo aveva lodato per le sue guarigioni, sta a guardare.
Diventa simbolo di un miraggio, di una speranza, appesa e agonizzante, che ci lascia smarriti e forse anche un po’ delusi o disillusi, a seconda.

Nessuno si salva da solo, nemmeno il Gesù appeso sulla croce. Non c’è nulla da dimostrare, nulla da offrire come spettacolo. Non è un Dio magico, che con un colpo di bacchetta cancella il dolore, rabbia, delusione. Su e con quella croce, a braccia aperte, quello che può offrirci e salvarci è la nostra preghiera, il nostro affidarci, il nostro tendere le mani: la risposta che ci viene offerta è quella di traghettare insieme il peccato, che è tutto ciò che mette in ombra la vita, verso il vero, il buono, il bello.

La buona notizia di oggi è che, se lo chiediamo, non siamo soli. E questo ci salva.

Francesca Carraro


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

In quali situazioni mi sono sentita abbandonato/a, delusa?

Come ho reagito? Mi sono chiuso/a oppure ho teso le mani?

In quale luogo della mia vita il dolore ha dato frutti?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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