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La leggerezza del regno

commento di Lc 13,18-21, a cura di Elena Benini

Regno.
Ph. Angelo Miele on Wikimedia Commons

Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dallʼalto, non avere macigni sul cuore.

attribuita a Italo Calvino

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 13,18-21)

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».

E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».


Mi lascio ispirare

Sono i primi annunci del regno dei cieli, quelli che non saranno capiti e che non andranno a buon fine. Non subito, almeno. Servirà tempo.

Se il regno dei cieli è come il lievito mescolato (“nascosto”, in un’altra traduzione) nella farina, quello che è certo, è che non basterà un’occhiata fugace per accorgersi dei suoi granuli. Sarà determinante invece guardare a lungo, attendere che i nostri occhi si abituino.

Serve tempo; il lievito, l’impulso alla vita è in noi, mescolato a tutto il resto: alla paura dell’amore, ai ricordi bloccanti del passato, alle preoccupazioni per il futuro, alle ambizioni inutili, alle frustrazioni, ai falsi modelli di felicità…

Lo Spirito, per mezzo della fiducia che gli diamo ogni giorno, ci rende lentamente sensibili alla sua presenza, sempre più liberi di scegliere se lasciarci contaminare, sempre più liberi di dirigerci verso il meglio. Come se alla fine il pane lievitasse perché il lievito lo ha alleggerito, liberandolo progressivamente di un peso schiacciante, che gli impediva di alzarsi.

Possiamo fidarci del lievito che il Signore ci ha già donato! È vivo e lavorerà senza sosta nel nascondimento, finché anche l’ultimo granello di farina sarà lievitato, finchè non saremo redenti fino in fondo.

Elena Benini


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quali alleggerimenti, quali liberazioni ho già vissuto?

In che modo posso dare ogni giorno fiducia e credito all’azione liberante dello Spirito, nella preghiera e nei rapporti che vivo?

Quali luoghi pesanti per me e di me voglio esporre nella preghiera di oggi?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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