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Riconciliare l’esterno con l’interno

commento di Lc 11,37-41, a cura di Lino Dan SJ

Ipocrita: assisteva tutte le domeniche alle Sacre Finzioni.

Marcello Marchesi

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 11,37-41)

In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».


Mi lascio ispirare

Guardarsi dentro: operazione difficile, forse anche imbarazzante, che mette a nudo le nostre piccolezze umane, naturalmente presenti nonostante la devozione e il fervore che la nostra immagine esterna veicola. E che suscita tanti commenti positivi e ammirazione, forse addirittura imitazione.

Non stupiamoci allora se il fariseo che, animato dalle migliori intenzioni, ha invitato Gesù a pranzo, rimane meravigliato che il suo ospite non abbia fatto le abluzioni. Ma se la nostra religiosità si basa sui gesti esteriori, si nutre di riti che vanno osservati per sentirci puri, per sentirci a posto, insomma, e poi il resto non conta, ecco che la reazione di Gesù diventa piuttosto scioccante.

Non è buona educazione rimproverare in maniera anche imbarazzante chi ti invita, suvvia! Eppure Gesù è molto deciso nel denunciare i pericoli di quella forma di religiosità che si nutre di esteriorità. Solo uno sguardo profondo, sincero, coraggioso, che sappia mettere alla luce del giudizio di misericordia di Dio quanto di meno “religioso” vi dimora, proprio quello sguardo permette di riconciliare l’esterno con l’interno.

E così si supera anche il rischio di rifugiarsi nella false sicurezze della forma, che può sì aiutare, ma solo se non diventa formalismo, solo se è riconciliata con ciò che viviamo dentro.

Lino Dan SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Cosa mi impedisce di guardarmi dentro?

In quale luogo della mia vita mi riconosco ipocrita, ogni tanto?

Quale gesto esteriore mi aiuta a conciliarmi con la mia interiorità?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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