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Promessa di vita

commento di Gv 15,1-8, a cura di Matteo Palma

Vita

Alcune viti crescono nel terreno sbagliato, altre si ammalano prima della vendemmia e altre ancora sono rovinate da un cattivo viticoltore. Non tutta l'uva fa il vino buono.

Wilbur Smith

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 15,1-8)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».


Mi lascio ispirare

La vite è simbolo di una promessa compiuta. La vendemmia rappresenta il risultato di una serie di piccole quotidiane cure che il viticoltore ha avuto verso ciascuno dei tralci. Perché questi diano frutto, però, è necessario fermarsi, proprio come fece il popolo di Israele che, dopo quarant’anni di deserto, si stabilì nella terra promessa. Rimanendo nella relazione con il Padre daremo, insieme a lui, compimento a promesse lontane e talvolta impercettibili.

Se ci riconosciamo tralci, allora dobbiamo fidarci del contadino: non siamo noi a decidere quali tralci tagliare e quali potare. Questa scelta, infatti, nasce dalla e nella relazione con il Padre e con il Figlio. Al di fuori di questa relazione potremmo confondere le fronde verdi dei pampini con il vero frutto della vite. Che farsene di una vigna rigogliosa ma sterile?

Nell’ascolto della Parola e in compagnia del Figlio potremo invece “potare”, cioè aprirci alla vita, fare scorrere la linfa e non seccarci.

Matteo Palma


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

In cosa ti sei sentito accudito dal Signore?

Quali frutti puoi generare oggi?

Come deciderai i “sì” e i “no” che dovrai dire oggi?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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