Se dovrai attraversare il deserto, non temere: io sarò con te!
Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mt 2,13-18)
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.
Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:
«Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più».
Mi lascio ispirare
La storia di salvezza che Dio compie in ogni vita attraversa tutti i luoghi e i tempi. Tutti noi siamo Giuseppe quando, mantenendo il cuore aperto, comprendiamo che il tempo che viviamo richiede cura da parte nostra e al contempo affidamento a quella parola che ci invita a rischiare tutto, ad alzarci e a andare, anche in luoghi di sottomissione, anche in terre straniere.
C’è scritto che c’è un tempo per ogni cosa. Così nella notte dell’anima si palesa la necessità di cura e il bisogno di affidarsi, rischiare e non dormire. C’è un’urgenza che richiede attenzione, richiede di esser adempiuta: urge vivere a pieno, consapevoli dei limiti e pericoli, ma liberi.
Dio opera nel silenzio di questo tempo, nella concretezza del cammino; l’Uomo Gesù, nel tempo del rischio e nel luogo straniero, viene formato da esperienze e ricordi, qui e ora impara a camminare e a parlare. In questo modo l’umanità che è in ognuno di noi torna alla terra promessa, a quella vita autentica che è inscritta nel cuore di ognuno dalla nascita.
Siamo chiamati ad amare noi stessi e gli altri come Dio ci ama, quindi a vivere senza paura.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quando ho compreso che non potevo adagiarmi su quello che ero e avevo?
In che modo ho cura di me stesso e di ciò che mi è stato affidato?
Dove mi sento chiamato ad andare per far crescere con amore ciò che è vivo nel mio cuore?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.