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17/05 #(dis)abilità

commento a cura di Rete Loyola (Bologna)

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo

(DIS)ABILITA’: gli ostacoli nella vita non si evitano, si attraversano, trasformandoli e così superandoli Per la strada vidi una ragazzina  che tremava di freddo,  aveva un vestitino leggero  e ben poca speranza in un pasto decente.  Mi arrabbiai e dissi a Dio:  “Perché permetti questo?  Perché non fai qualcosa?”.  Per un po’ Dio non disse […]


Mi lascio ispirare

(DIS)ABILITA’: gli ostacoli nella vita non si evitano, si attraversano, trasformandoli e così superandoli

Per la strada vidi una ragazzina 
che tremava di freddo, 
aveva un vestitino leggero 
e ben poca speranza in un pasto decente. 
Mi arrabbiai e dissi a Dio: 
“Perché permetti questo? 
Perché non fai qualcosa?”. 
Per un po’ Dio non disse niente. 
Poi improvvisamente, quella notte rispose. 
“Certo che ho fatto qualcosa: 
Ho fatto te”.

Mc 9, 30-37
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
 
 
Gesù ci rivela che paradossalmente la vita passa attraverso un morire a noi stessi, alle nostre leggi, alle nostre logiche. 
Che Logica strana! Ecco perché i discepoli, come tutti noi, non la comprendono…tutti noi vorremmo rimuovere da noi la fatica, la sofferenza…ed allora come facciamo, come i discepoli semplicemente non ne parliamo…
E perché Gesù suscita scandalo? Per noi, per la nostra mentalità, parlare di un bambino può essere una cosa gradevole, affettuosa, ma nel contesto di quei tempi parlare di un bambino è parlare di un essere squalificato, di uno che non ha voce in capitolo, senza dignità. Il bambino è una specie di minorato. 
Essere discepoli suoi significa valersi delle stesse prerogative: davanti alla vita siamo sempre dis-abili … impariamo dalla sua abilità.
 
Buona giornata!

Rete Loyola (Bologna)


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.