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GET UP and WALK 29/06 CONOSCERSI: Nelle stanze chiuse del mio castello

commento a cura di Rete Loyola (Bologna)

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo

a cura di P. Gaetano Piccolo, gesuita   Sono diventato una grande domanda per me stesso. Agostino Gv 21,15-19 Dopo che si fu manifestato risorto ai suoi discepoli, quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli […]


Mi lascio ispirare

a cura di P. Gaetano Piccolo, gesuita
 
Sono diventato una grande domanda per me stesso. Agostino
Gv 21,15-19
Dopo che si fu manifestato risorto ai suoi discepoli, quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».
 
A volte capitano situazioni che inaspettatamente ci rivelano a noi stessi per quello che siamo. Non sempre è piacevole vedersi così, messi a nudo, improvvisamente, né tanto meno è sempre confortante essere visti dagli altri per quello che siamo veramente.
Cesarea di Filippo è il luogo in cui qualcuno riconosce in te le tue risorse, inaspettatamente. Cesarea di Filippo è il luogo di una relazione nella quale hai provato a giocarti e nella quale ci si fa il dono di una conoscenza reciproca.
Non solo Cesarea di Filippo, ma un po’ tutto il cammino di Pietro è un percorso, a volte imprevisto, di scoperta di se stessi. C’è in Pietro il desiderio di conoscersi, di guardarsi dentro, a volte emergono le paure, a volte gli slanci di coraggio, ma tutto il suo cammino è molto simile a quello che in fondo noi stessi desideriamo: conoscere noi stessi.
A volte succede casualmente, proprio quando non vorremmo essere visti: dopo l’arresto di Gesù, Pietro di trova nel cortile del sommo sacerdote e si mette vicino al fuoco per scaldarsi. Ma quel fuoco non è solo calore, è anche luce ( fos), e involontariamente Pietro viene visto per quello che è, le persone lo riconoscono come discepolo di Gesù. Pietro è costretto a decidere di se stesso, a decidere chi vuole essere. E quella volta Pietro decise di essere un traditore (Lc 22,54-62).
 
Fin dal loro primo incontro, Gesù ha cercato di aiutare Pietro a conoscere se stesso, anzi la loro amicizia è diventato il luogo di una conoscenza reciproca: a Cesarea di Filippo è anche Gesù che cerca di conoscere meglio se stesso attraverso quello che la gente vede di lui. C’è infatti una parte di noi che noi stessi non vediamo, ma che gli altri vedono. Questa conoscenza che gli altri hanno di noi può arricchire l’idea che abbiamo di noi stessi.
All’inizio dunque Gesù invita Pietro a scendere nel profondo di se stesso (prendi il largo,duc in altum, Lc 5,4), lo invita a non rimanere in superficie, a non rimanere accanto alla riva. Lo invita a riprendere il largo, ad andare dove il mare è più profondo, anche se sembra inutile, insensato. Gesù invita Pietro a tornare nei luoghi del suo  fallimento, laddove Pietro ha trascorso una notte senza pescare nulla, dove si è sentito incapace e inadeguato. Gesù lo invita a riconsiderare quelle situazioni per una conoscenza più vera di se stesso .
E infatti, tornando nel luogo del suo fallimento, Pietro si scopre peccatore (allontananti da me…, Lc 5,8), ma si scopre anche amato : Gesù gli sta dando fiducia e gli sta chiedendo di crescere in quell’amicizia.
È proprio conoscendo e riconoscendo Gesù come Maestro, che Pietro conosce e riconosce se stesso come peccatore perdonato. È proprio leggendo la Parola del Maestro che oggi anche noi ci riconosciamo.
E così Pietro riconosce di possedere risorse che non immaginava o che non sapeva come mettere in gioco: sarete pescatori di uomini. Pietro sapeva solo di essere pescatore, ma adesso Gesù gli sta proponendo di mettere ciò che lui è a servizio di un bene più grande. L’invito di Gesù non distrugge quello che siamo, ma ci fa scoprire le potenzialità inimmaginate che già ci portiamo dentro e che non sappiamo come investire.
 
Sì, il cammino di Pietro mostra che esplorare i propri abissi richiede coraggio: siamo come un castello pieno anche di stanze chiuse, di cantine, di prigioni e di passaggi segreti e a volte viene voglia di scappare, di non guardare, di passare tutta la vita senza esplorare i luoghi più intimi di noi stessi.
Nel suo percorso Pietro si rende conto che può scendere nel profondo di se stesso solo se è accompagnato da Gesù: senza quello sguardo e quella relazione, il peso può diventare insostenibile.
Un giorno ci fu una  tempesta, e Pietro era sulla barca con gli altri (Mt 14,24-33). Pietro si rende conto che per uscirne ha bisogno di vincere la paura di morire, ha bisogno di camminare sulle acque. Gesù glielo propone. Pietro lo fa non solo per sé, ma anche per gli altri. Decide coraggiosamente di iniziare questo cammino. Mette il suo piede fuori dalla barca, mentre il suo sguardo è rivolto verso Gesù. Sente che ci sta riuscendo, che sta affrontando la sua paura di morire, ma ad un certo punto gli ritornano i dubbi e il suo pensiero ritorna sui suoi limiti e la sua inadeguatezza, distoglie lo sguardo da Gesù e allora comincia ad affondare.
 
Sembra strano, ma nonostante questo lungo cammino con il maestro migliore che potesse trovare, Pietro arriva fino alla fine a sperimentare di non conoscere ancora abbastanza se stesso. Sul lago di Tiberiade, dopo la risurrezione, Gesù interroga Pietro sull’amore, sull’amore di Pietro, sulla sua voglia di amare, su quanto è disposto a mettere in gioco in una relazione. Gesù parla di amore  e Pietro pensa al voler bene . Gesù gli ridà fiducia, ma Pietro non si fida di se stesso. Gesù sembra vedere oltre, sembra vedere anche laddove Pietro non è capace di guardare, è come se vedesse in Pietro risorse che Pietro stesso non è capace di riconoscere (Gv 21,15-18).
E alla fine Pietro lo ammette : Signore tu lo sai, tu mi conosci, mi conosci meglio di quanto io conosca me stesso, mi consegno, portami dove vuoi, continua a farmi camminare in questo percorso di conoscenza inesauribile di me stesso, della bellezza e della ricchezza che mi porto dentro, quella bellezza che tu oggi vedi, ma che io non sono ancora in grado di riconoscere.
 
Il cammino di Pietro è il cammino di ogni uomo alla ricerca di se stesso, un cammino che da soli non siamo in grado di percorrere. Solo nella relazione con Gesù è possibile conoscersi veramente.
 
Buona giornata!

Rete Loyola (Bologna)


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.